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Legame · 6 min

Stili di attaccamento in coppia: come può funzionare ogni combinazione

Non esistono stili di attaccamento buoni o cattivi, ma coppie che si calmano o si mettono in allarme a vicenda. Cosa dice la ricerca su ogni combinazione e come si nota in chat, prima del primo appuntamento.

· This is my message

Tre persone ricevono lo stesso messaggio: «Oggi non riesco, ci sentiamo domani». La prima risponde «Certo! In bocca al lupo» e si gode il resto del pomeriggio. La seconda rilegge il messaggio quattro volte cercandoci un tono freddo. La terza prova, senza sapere bene perché, un piccolo sollievo. Nessuna sbaglia. Ognuna sta leggendo la situazione attraverso il proprio stile di attaccamento.

Da dove nasce tutto questo

Tra gli anni Sessanta e Settanta lo psichiatra britannico John Bowlby descrisse un sistema che abbiamo tutti: quando percepiamo una minaccia o un’incertezza cerchiamo la vicinanza delle persone importanti, e quando sono disponibili ci calmiamo e torniamo a esplorare il mondo. La sua collega Mary Ainsworth chiamò quella figura disponibile base sicura. Nel 1987 gli psicologi Cindy Hazan e Phillip Shaver dimostrarono che l’amore di coppia funziona con lo stesso sistema. E nel 2010 lo psichiatra Amir Levine e la psicologa Rachel Heller lo hanno portato nel mondo degli appuntamenti con Attached.

I tre stili, senza etichette

  • Sicuro. Gli viene facile avvicinarsi e, allo stesso tempo, tenersi i propri spazi. Dice quello di cui ha bisogno senza giri di parole e non tiene il conto. Secondo gli studi raccolti da Levine e Heller, è poco più della metà della popolazione.
  • Ansioso. Desidera molta vicinanza e ha un radar molto sensibile al rifiuto. Circa una persona su cinque. Non è un eccesso d’amore: è un sistema d’allarme che scatta troppo presto.
  • Evitante. Associa l’intimità alla perdita di indipendenza. Quando la relazione si fa più stretta, prende le distanze. Circa una persona su quattro.

Una sfumatura importante che i libri divulgativi spesso trascurano: la ricerca attuale non vede tre caselle, ma due assi. Uno misura quanta ansia ti provoca la possibilità di un rifiuto, l’altro quanto eviti la vicinanza. Tutti abbiamo un punteggio su entrambi (Fraley e Waller, 1998). Parlare di «ansiosi» ed «evitanti» è utile per capirsi, purché ricordiamo che sono gli estremi di una scala.

Il tuo stile in due domande

Non è una diagnosi, ma ti aiuta a orientarti:

  • Quando qualcuno che ti piace tarda a rispondere, fai fatica a concentrarti su altro? Se la risposta è «molto», hai un punteggio alto sull’ansia.
  • Quando qualcuno ti dice presto che gli piaci molto, ti viene voglia di frenare? Se la risposta è «sì, parecchio», hai un punteggio alto sull’evitamento.

Se rispondi «poco» a entrambe, probabilmente sei vicino allo stile sicuro. E qualunque sia la tua risposta, si può cambiare: in uno studio di follow-up, circa una persona su quattro aveva cambiato stile nell’arco di quattro anni (Kirkpatrick e Hazan, 1994), spesso grazie a relazioni che le avevano dato sicurezza.

Lo stile di attaccamento non dice chi puoi amare. Dice di cosa hai bisogno per restare sereno mentre ami.

Prova la vostra combinazione

Di solito sono
Di solito mi attrae

Sicuro + sicuro: la calma che sembra poco

Nessuno dei due si fa aspettare né legge minacce nei silenzi. Si discute del problema concreto, non del valore della relazione.

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Sicuro + ansioso: un’àncora

La costanza della persona sicura spegne l’allarme di quella ansiosa. Il rischio: all’inizio, scambiare quella calma per mancanza di scintilla.

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Sicuro + evitante: spazio senza punizioni

Uno lascia spazio senza inseguire; l’altro impara ad avvisare invece di sparire. Così la distanza diventa un ritmo.

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Ansioso + evitante: la trappola

Più uno si avvicina, più l’altro si allontana. Coinvolge come le montagne russe, ma gli studi rilevano una soddisfazione minore. Può funzionare se entrambi se ne rendono conto.

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Ansioso + ansioso: allarme condiviso

Si capiscono su ciò di cui hanno bisogno, ma si contagiano l’inquietudine. Aiutano le abitudini semplici e dare un nome a ciò che succede.

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Evitante + evitante: molta libertà, poca vicinanza

È un abbinamento poco frequente, perché nessuno dei due fa il primo passo. Se succede, è comodo, ma l’intimità rischia di restare scarsa.

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Sicuro con sicuro: la calma che sembra poco

È la combinazione più stabile e la meno cinematografica. Nessuno dei due si fa aspettare né legge minacce nei silenzi. I conflitti ci sono, ma si discute del problema concreto («sei arrivato in ritardo e mi ha dato fastidio»), non del valore della relazione («non ti importa mai di me»). A reggerla non è l’assenza di problemi, ma la fiducia che l’altro risponderà.

Sicuro con ansioso: un’àncora

Di solito funziona bene, ed è la notizia migliore per chi ha uno stile ansioso. La persona sicura risponde con costanza, racconta i suoi programmi e non punisce con il silenzio, e questo spegne l’allarme prima che suoni. Il rischio sta all’inizio. Levine e Heller descrivono come molte persone ansiose scambino la calma per mancanza di scintilla e scartino proprio chi farebbe loro bene.

Sicuro con evitante: spazio senza punizioni

Anche questa può funzionare. La persona sicura non insegue e non si offende quando l’altro ha bisogno d’aria, ma non rinuncia nemmeno a dire ciò che vuole. Funziona meglio se la persona evitante impara ad avvisare invece di sparire: «Ho bisogno di una serata per me, domani ti scrivo» trasforma una fuga in un ritmo.

Ansioso con evitante: la trappola

È la combinazione più intensa, e non è rara: gli studi sulle coppie la trovano spesso. Più uno si avvicina, più l’altro si allontana, e ogni mossa conferma la paura dell’altro. Levine e Heller la chiamano la trappola ansioso-evitante e ne descrivono i segnali:

  • la sensazione di stare sulle montagne russe: euforia quando c’è vicinanza, crollo quando sparisce;
  • litigi che sembrano nascere per qualsiasi cosa e che, in fondo, riguardano quanta vicinanza c’è;
  • sentirsi in trappola e, nonostante tutto, non riuscire ad andarsene.

Un dato che sorprende: nello studio di Kirkpatrick e Davis (1994) queste coppie non erano particolarmente inclini a lasciarsi, anche se dichiaravano una soddisfazione minore. L’intensità non è una prova d’amore. Spesso è il sistema d’allarme che lavora a pieno regime. Può andare bene quando entrambi lo riconoscono e ci lavorano, spesso con un aiuto professionale.

Ansioso con ansioso, evitante con evitante

Sono abbinamenti meno frequenti: in quello stesso studio, le coppie formate da due persone evitanti o da due ansiose quasi non comparivano. Ha senso. Due persone evitanti raramente fanno il primo passo, e due ansiose tendono a contagiarsi l’inquietudine. Se è il tuo caso, aiuta molto concordare abitudini semplici (quando vi scrivete, come avvisate se non potete) e dare un nome a ciò che succede prima che diventi un rimprovero.

Qual è la combinazione migliore? Le coppie in cui almeno una persona ha uno stile sicuro tendono a essere più stabili e soddisfacenti, perché quella persona attutisce i conflitti. Ma non ci sono combinazioni vietate: conta più come comunicate che l’etichetta.

Come si nota in chat, prima del primo appuntamento

Senza foto, la conversazione è la prima cosa che conosci di qualcuno. E lì i segnali si vedono già:

  • Risposte costanti, anche se non immediate. Rispondere dopo tre ore non è un brutto segno; sparire per tre giorni senza una riga sì.
  • Proposte concrete. «Ti va giovedì alle otto?» dice più di dieci «prima o poi ci vediamo».
  • Saper parlare di voi due. Chi riesce a scrivere «mi piace parlare con te» senza mettersi sulla difensiva sta mostrando sicurezza.
  • Le generalizzazioni come campanello d’allarme. Frasi come «tutte le relazioni finiscono allo stesso modo» o «la gente pretende sempre troppo» spesso nascondono strategie per mantenere le distanze.

Frasi che funzionano, qualunque sia il tuo stile

Levine e Heller chiamano comunicazione efficace il dire ciò di cui hai bisogno in modo diretto, senza attaccare né difenderti. La risposta dell’altro ti dice subito molto. Qualche esempio:

  • Invece di non rispondere per «ripagarlo con la sua stessa moneta»: «Mi rassicura sentirti quando dici che mi scriverai».
  • Invece di sparire: «Questa settimana ho mille cose da fare, domenica ti scrivo con calma».
  • Invece di tirare a indovinare: «Mi sto divertendo. Tu come la vedi?».

E un’idea di Walter Riso che fa da bussola: preferire qualcuno ti lascia libero; averne bisogno per stare bene ti lega.

Quando chiedere aiuto

Se una relazione ti fa vivere costantemente nella paura, se ti controllano o se senti di non poter vivere senza l’altra persona, non è una questione di stili: parlane con uno psicologo o una psicologa.

Come faccio a sapere qual è il mio stile di attaccamento? Le due domande di questo articolo danno un primo indizio. I questionari usati nella ricerca, come l’ECR-R, misurano l’ansia e l’evitamento separatamente. Per una valutazione personale, la cosa giusta è parlarne con uno psicologo o una psicologa.